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2007-06-30

La teoria delle reti

Books


La teoria delle reti In un celebre esperimento Stanley Milgram, dimostrò nel 1967 come ogni persona fosse separata da qualunque altra solo da 5,5 passaggi intermedi, ossia la famosa teoria dei ‘6 gradi di separazione’ secondo la quale ognuno di noi è una porta spalancata su altri mondi.
Allo stesso modo nel 1982 un certo Gaetan Douglas venne battezzato il ‘paziente zero’ dell’epidemia di Aids in Nord America, in quanto responsabile diretto o indiretto di un sesto del totale delle infezioni. Cosa accomuna queste due ricerche alla traiettoria di diffusione (quasi epidemica) del messaggio evangelico ai tempi di Cristo e allo studio della rete molecolare del gene p53, nonché della cybergeography?
Questi e altri interessanti collegamenti possono essere scoperti in Link, l’affascinante opera di A.-L.Barabàsi, edita da Einaudi, che si occupa di divulgare le meraviglie della scienza delle scienze, una sorta di novella teoria del tutto, ossia la teoria delle reti.
La rete ed il grafo (cioè la sua rappresentazione grafica), sono uno strumento universale per studiare una miriade di fenomeni universali.
Le reti sono costituite da nodi e collegamenti (i link appunto), ma i collegamenti non si costituiscono in maniera causale tra i vari nodi del reticolo, bensì seguendo delle leggi di preferenza (o fitness) che fanno deinetwork un fenomeno aristocratico, nel quale iricchi (di collegamenti) diventano sempre più ricchi.
Tali connettori centrali, o hub, permettono una maggiore fluidità di comunicazione nella rete, accorciando le distanze tra i vari componenti (o nodi) della rete stessa, dando vita al fenomeno ‘mondo piccolo’, secondo cui la realtà, socialmente intesa, è davvero molto più piccola di quello che noi potremmo immaginare. La distribuzione dei collegamenti tra i nodi non è pertanto uniforme, né normale (secondo una gaussiana), bensì vi saranno una miriade di nodi frammentati con pochi link ed un numero decrescente di hub, con un numero sempre maggiore di collegamenti, secondo una legge di potenza. Sono queste le reti ad invarianza di scala, il cui studio permette di interpretare, secondo modelli e tecniche uniformi, manifestazioni naturali e sociali apparentemente del tutto dissimili tra loro; così la creazione di un nuovo network, a partire dall’aggregazione di cluster separati, potrà, a seconda dei contesti, essere letta, ad esempio, come un fenomeno di percolazione per un fisico, o come la nascita di una comunità per un sociologo, mentre per uno studioso delle reti e della loro formazione, entrambi gli eventi rappresenteranno semplicemente due differenti manifestazioni fenomeniche di un medesimo principio di autoregolazione.

Domenico Annecchino





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2009-05-13
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